“… and don’t be afraid of the dark!”

In base a dei recenti studi, è stato scientificamente testato che “i brividi sono rapide contrazioni muscolari provocate da impulsi cerebrali involontari. Il loro scopo è quello di produrre calore per scaldare il sangue che scorre attraverso i muscoli. Ma ci sono anche brividi che non si scatenano per motivi strettamente fisiologici”. Ebbene, in questo articolo, parleremo proprio dell’emozione, della febbre che un tipico inno inglese fa avvertire ad ogni appassionato di calcio che, volente o nolente, deve lasciarsi assuefare da esso: il You’ll never walk alone.

Innanzitutto, bisogna introdurre la storia di questo canto. Il mito nasce nel 1945, quando il duo americano Rodgers&Hammerstein scrive il brano per lo spettacolo allora molto in voga Carousel, ma, strano a dirsi, la cadenzata canzone non ebbe molto successo, tutt’altro, venne addirittura rigettata. Il fenomeno iniziò pertanto nel 1963 grazie alla diffusione in Europa del gruppo di Liverpool Gerry and The Pacemakers, che ne ha fatto tre cover datate 1963, 1998 e 2002.

Ma com’è possibile che una semplice canzone, quasi strumentale, sia arrivata ai vertici delle classifiche in poche settimane e addirittura sia diventato un inno che identifica molte squadre, in primis Liverpool e Celtic? Il merito è sicuramente del più simbolico fra gli allenatori del Liverpool, Bill Shankly, che da buon amante di musica rimase stupefatto dalla bellezza e dalla solennità di quel canto. Grazie alla grande amicizia con il frontman dei Rodgers&Hammerstein, tale Gerry Marsden, iniziò a concretizzarsi effettivamente l’ipotesi di adottare You’ll never walk alone come inno: scelta che venne ufficializzata nel 1989 quando proprio Marsden venne incaricato per cantare l’ode di fronte a 90mila persone in quel di Wembley nella finalissima di FA Cup fra Everton e Liverpool, pochi giorni dopo la tragedia dell’Hillsborough Stadium, in cui persero la vita 96 persone: il gesto venne ripetuto anche nel 2009, stavolta nel terreno amico di Anfield Road. Inutile dire che la paternità del brano appartiene ai Reds, e non potrebbe essere altrimenti, e, seppur il Celtic Glasgow la reclami, non sembrano esserci particolari dubbi.

Dopo aver ampiamente trattato i cenni storici riguardanti il brano, passiamo al nocciolo della questione affrontando il delicatissimo ed emozionantissimo testo, capace di far emozionare anche il cuore più duro.

 

TESTO ORIGINALE

When you walk through a storm, hold your head up high
And don’t be afraid of the dark.
At the end of the storm, there’s a golden sky,
And the sweet, silver song of a lark.
Walk on through the wind
Walk on through the rain
Though your dreams be tossed and blown
Walk on, walk on
With hope in your hearts
And you’ll never walk alone.
Walk on, walk on
With hope in your hearts
And you’ll never walk alone.

 

TRADUZIONE

Quando cammini nel bel mezzo di una tempesta
tieni la testa in alto
e non aver paura del buio.
Alla fine della tempesta,
c’è un cielo d’oro
e una dolce canzone d’argento
cantata da un’allodola.
Cammina nel vento,
cammina nella pioggia
anche se i tuoi sogni
saranno sconvolti e distrutti
va avanti, va avanti
con la speranza nel tuo cuore
e non camminerai mai da solo.

Vai avanti, vai avanti
con la speranza nel tuo cuore
e non camminerai mai da solo.

 

Potranno sembrare a molti semplicissime frasi fatte, ma se si è sensibili, specialmente nei momenti difficili, le parole sopracitate non possono far altro che conferire un’enorme fiducia e una grande lezione nell’animo di chi legge: mai abbassare la guardia, mai chinare il capo di fronte alle avversità, anzi bisogna combattere fino in fondo perché alla fine della tempesta c’è un cielo d’oro e una dolce canzone d’argento cantata da un’allodola.

In conclusione, per entrare in parte nel sentimentale, basta essere consapevoli che qualsiasi cosa accada non si sarà mai da soli e, ogni volta che si riascolterà l’inno, reagire (why not?) come il buon Bill Shankly:  “Bill era sorpreso di quel che aveva udito… I giornalisti sportivi locali erano al nostro seguito e, affamati di notizie fuori dall’ambito tecnico, riportarono l’accaduto alle loro redazioni, con l’effetto che tutti credettero che tale nuovo brano fosse l’inno ufficiale del Liverpool”.

Benito Girardi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...