Higuain-Bonucci-Caldara: chi ha fatto l’affare?

E’ stata la trattativa più discussa della sessione nostrana di calciomercato, un fulmine a ciel sereno in un etere schiarito dall’arrivo di Cristiano Ronaldo in Serie A: parliamo dello scambio che ha portato l’attaccante Gonzalo Higuain e il difensore Mattia Caldara dalla Juventus al Milan e del “ritorno a casa” del figliol prodigo Leonardo Bonucci proprio in bianconero.

La situazione che mi accingo a descrivere era, quantomeno fino a due mesi fa, pressoché inimmaginabile: Bonucci si apprestava ad iniziare una stagione da capitano e condottiero del Milan, sull’onda dell’entusiasmo e del clamore derivante dal suo arrivo la scorsa estate, Higuain era alle prese con la delusione post-Mondiale della sua Argentina mentre Caldara affrontava i primi carichi di lavoro emozionatissimo di iniziare una nuova avventura nel pianeta Juventus.

Poi il botto: Ronaldo alla Juventus, ufficiale. Gli equilibri del mercato si spostano (per riprendere un celebre slogan…) e Higuain improvvisamente si trova sul piede di partenza: prima direzione Chelsea, poi Borussia Dortmund, infine Milan. Per non parlare di Caldara: il ragazzo, si vede dalle prestazioni nell’International Champions Cup (Benfica ndr.), è destabilizzato seppur indirettamente dalle voci di mercato. Volerà di lì a breve in direzione dell’aeroporto di Milano-Malpensa per raggiungere Milanello e svolgere le visite mediche assieme al compagno argentino. Con lo stesso “effect” del collega ora al Milan, Bonucci raggiunge Torino-Caselle e successivamente il JMedical per svolgere gli esami medici di rito nella più totale indifferenza; solo all’uscita sarà abbracciato da una ventina di tifosi.

Ma, realmente, chi ha fatto l’affare? Indubbiamente, a primo impatto, sembra averlo fatto il Milan: con l’arrivo dell’argentino i rossoneri si sono assicurati un bomber da 30 gol a stagione, che ha fatto le fortune dei suoi club italiani precedenti mentre Caldara ha saputo presentarsi come un granitico e affidabile difensore centrale per il presente e per il futuro. Entrambi, sin da subito, hanno dimostrato for La Juve, invece, si è ripresa il “suo” Bonucci, andato in esilio un anno in quel di Milano; l’opinione comune dei tifosi bianconeri, stupiti da questa clamorosa operazione, è discordante: c’è chi vorrebbe perdonare Leo, c’è chi non desidera vederlo neppure lontanamente alla Continassa.

Sapete, leggendo un articolo del grande Massimo Zampini, mi è capitato di imbattermi in una citazione che mi ha colpito in maniera particolare: “Io devo amare chiunque indossi la mia maglia”. Partendo da questo presupposto, le domande che il tifoso si pone sono molteplici e spontanee, sarebbe scontato elencarle semplicemente.

Amare chiunque indossi la tua maglia è e deve essere un principio cardine che ha l’obbligo di risiedere nelle viscere del cuore e dell’animo di ogni supporter, perché una specie di dogma che è ormai di casa in ogni tifoseria che si rispetti è quello che i calciatori vanno, la maglia resta. Esaltare ai propri occhi un singolo calciatore per la sua storia, per il suo passato (turbolento nel caso di Leonardo), per i suoi fatti e misfatti, non significa essere affezionati alla propria squadra ma accanirsi, positivamente o negativamente, sulla pelle di un singolo calciatore e, tra gli amanti del calcio, non esiste cosa più sbagliata che fare ciò.

I bianconeri con Bonucci non riacquistano solo uno dei perni della muraglia formata Andrea Barzagli e Giorgio Chiellini, ma un difensore di caratura internazionale con cui si possa mirare alla vittoria della massima competizione europea, che da molti anni ormai manca nella bacheca della “Vecchia Signora”: la Champions League.

Poniamo da parte l’aspetto morale del caso Bonucci e concentriamoci squisitamente sull’aspetto tecnico-tattico dell’operazione.

  • Gonzalo Higuain: un nome, una garanzia. Il “Pipita” funge esclusivamente da prima punta o, se vogliamo entrare nello specifico, da vero e proprio bomber, rapace d’area. Negli ultimi anni è diventato anche una sorta di tuttocampista, sacrificandosi a rientrare per recuperare palloni essenziali per far ripartire la squadra e sviluppare meglio la manovra. Sarà impiegato come punta centrale nel 4-3-3 di Gattuso come sostituto del partente Nikola Kalinic, affiancato da Hakan Calhanoglu e Patrick Cutrone.
  • Mattia Caldara: il prototipo perfetto di difensore centrale. Gioca indifferentemente sia da difensore centrale destro che sinistro e mostra ottime abilità da stopper, nonché da torre in area in occasione di calci piazzati. Letale, strano a dirsi per un difensore, sottoporta. Sarà il partner di Alessio Romagnoli, suo nuovo compagno di reparto e coetaneo.
  • Leonardo Bonucci: il difensore multi-uso. Non è esattamente una roccia simile a Jaap Stam, anzi, si prefigura come modello del difensore moderno: non solo difende, ma imposta anche il gioco dalle retrovie; in pratica, un secondo regista. Ronaldo può stare tranquillo: tra l’assistenza brevilinea di Douglas Costa e Dybala e i lanci lunghi di Pjanic e Bonucci, le occasioni da gol non mancheranno.

Ma, veniamo al dunque, chi ci ha guadagnato in maniera definitiva? La risposta più adatta è… entrambe! Al Milan serviva uno come Higuain per spezzare la maledizione della maglia numero nove, che non ha avuto effettivamente un degno proprietario dai tempi di Pippo Inzaghi, ma anche uno come Caldara, per rendere giovane e imperforabile il pacchetto arretrato rossonero. Alla Juventus serviva il ritorno di Bonucci? Forse sì, il classico “ritorno in auge” di un vecchio membro bianconero potrebbe fruttare, sia a breve che a lungo termine.

Benito Girardi

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