“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”

Dove andremo a finire di questo passo? Diventeremo sparring partner delle superpotenze? Ma, soprattutto, che fine sta facendo il calcio italiano, il più bello del mondo?

Sembra che quel maledetto 13 novembre (la data del ritorno del playoff-Mondiale con la Svezia per capirci) sia stato un punto di non ritorno per la nostra Nazionale: occhi gonfi di lacrime, poca voglia di parlare, quel sentimento di vergogna e ribrezzo che tutto il popolo italiano ha provato in quei beceri momenti paiono un segno di sconfitta che non ci toglieremo mai di dosso ed è vergognoso che pochi giorni dopo il disastroso retour-match con gli scandinavi i principali artefici del disastro azzurro siano stati ripresi nel paradiso di Zanzibar, perché il paradiso è l’ultima cosa che in quei momenti noi italiani auguravamo loro, oppure a compiere delle vere e proprie sceneggiate davanti alle telecamere di tutto il mondo, esternando il tipico atteggiamento da “io so’ io e voi non siete un c….”.

Inoltre, signori, trovo incredibile che il nostro (fortunatamente!) ex Commissario Tecnico abbia voluto sostare sulla panchina azzurra anche dopo una Caporetto del genere per ricevere sul proprio conto in banca ogni singolo centesimo del suo stipendio, condito da una lauta buonuscita: tutto quello che abbiamo rivolto all’indirizzo della dirigenza azzurra sembra, in conclusione, non aver sfiorato minimamente lo stato d’animo dei “men in black”. Perché quelli che avrebbero dovuto vergognarsi non sono tanto i calciatori, che, seppur abbiano le loro colpe, hanno dato tutto per dare una gioia ad una FAMIGLIA, quanto all’intero e obsoleto sistema calcistico che sta dietro al nostro calcio, inadatto a promuovere linee verdi composte da giovani talenti in grado di creare una rivoluzione a tutti gli effetti.

Nessuno ha voglia di innovare e a poco servono le classiche parole: “Abbiamo tanta voglia di vincere”, “non vogliamo essere una Nazionale di seconda fascia”, perché dalla mesta amichevole con l’Argentina è emerso tutto il contrario: nessun tiro in porta in 45 minuti (45 MINUTI!), con la baracca tenuta in piedi dal solido e maestoso Gigi Buffon, migliore in campo e parzialmente incolpevole sui due gol incassati.

C’è da interrogarsi sullo spirito con cui affronteremo l’Inghilterra, detentrice di una difesa di ferro e con tanto talento in fase offensiva. Sarà molto complicato abbattere i Tre Leoni, soprattutto con questa squadra apatica e rinunciataria che ci ritroviamo.

Tralasciando l’aspetto tecnico che potrebbe interessare relativamente, l’aspetto “più critico” da analizzare è l’aspetto “affettivo” che la presenza dell’Italia al Mondiale avrebbe potuto creare: pensate all’estate 2006, a tutti i raduni fra amici davanti ad un televisore, abbracciati come fratelli aspettando un gol che nella maggior parte dei casi arrivava e via ai festeggiamenti più sfrenati. Pensate anche alle serate passate in compagnia della propria ragazza, o nei casi “più belli” se vogliamo, a guardare le partite sui maxischermi in spiaggia e molte volte tutto, ma proprio tutto, finiva bene proprio per quella partita. A tutte le grigliate fatte in quel periodo aspettando quella Coppa del Mondo che ci mancava da troppo tempo e che sarebbe potuta essere gustata al meglio solo in compagnia.

Finì bene, 12 anni fa. Sì, perché tutto ciò accadde ben 12 anni fa. Lo so, inconsapevolmente vi siete sentiti un attimo tutti un po’ più anziani, mi permetto di estendere il discorso anche ai più giovani.

Oggi, miseramente, non accadrà niente di tutto questo. Dovremo addirittura tifare per un’altra Nazionale e incrociare le dita in vista di Euro 2020, primo torneo itinerante che toccherà, fra le tante città, anche Roma.

In conclusione, non ci resta che sperare, o piangere, a vostra discrezione.

Benito Girardi

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