C’eravamo tanto amati… la Top 10 dei tradimenti nel mondo del calcio

Ah, i tradimenti! Ma Giuda non aveva proprio nulla da fare che andare contro Gesù? Fin dal principio, tradire è uno degli “hobby” più diffusi. Lo stesso tradire, ovviamente, interessa e non poco il mondo del “football”; di questi, ne abbiamo avuto numerosi esempi nelle recenti sessioni di calciomercato estive. Ma andiamo ad analizzare la top 10 dei momenti di peggiore “infedeltà” nel gioco del calcio, che coinvolgono sia allenatori che calciatori.

NUMERO 10: Leonardo (da Milan a Inter): una dura prova con cui i tifosi milanisti hanno dovuto far fronte nel 2010 è stato il trasferimento di Leonardo all’Inter. Il tecnico, alla vigilia del match con la Juventus, rassegnò le proprie dimissioni che andarono in vigore dopo la partita con i bianconeri. I tifosi rossoneri avrebbero potuto ipotizzare qualsiasi destinazione fuorché l’Inter e invece proprio il giorno della vigilia di Natale, il tecnico brasiliano comunica l’accordo raggiunto con i nerazzurri. Inutile dire che il nome “Leonardo” tra i tifosi milanisti non è più circolato, fino alla scorsa estate…

NUMERO 9: Mario Gӧtze e Robert Lewandowski (da Borussia Dortmund a Bayern Monaco): il giovane tedesco cresciuto nella “cantera” dei gialloneri, dopo l’exploit del Dortmund in Champions “distrutto” solo in finale dall’inarrestabile Bayern Monaco di Jupp Heynckes, decide di trasferirsi proprio ai bavaresi. Questo trasferimento aumentò il gap tra il Bayern e le restanti compagini di Bundesliga. Stessa situazione per il compagno Robert Lewandowski, che fino a pochi giorni prima della finale di UCL annunciava amore eterno al Borussia, nel luglio del 2013 corse all’Allianz Arena. Nel successivo incontro di Supercoppa Tedesca che vedeva contrapposte proprio le due compagini, il “Muro Giallo” dei bavaresi dedicò una coreografia non proprio clemente verso i due, nella quale esprimevano il desiderio di non vederli mai più nei dintorni del Westfalenstadion.

NUMERO 8: Roberto Mancini (da Lazio a Inter): la stessa sorte dei tifosi rossoneri la passarono i supporters biancocelesti nove anni prima, quando Roberto Mancini, allenatore molto stimato dalla tifoseria biancoceleste decise, in piena crisi societaria durante la gestione Cragnotti, di trasferirsi all’Inter portando con sé calciatori dal calibro di Mihajlovic e Stankovic. Al successivo Lazio-Inter, la Curva buttò in campo le magliette con scritto “Mancini 541” per festeggiare il numero di presenze complessive con la maglia della Lazio che la tifoseria gli aveva dedicato.

NUMERO 7: Ashley Cole (da Arsenal a Chelsea): da sempre tifoso dell’Arsenal, fece scalpore il trasferimento del terzino Ashley Cole (con trascorsi anche nella Roma) al Chelsea. Multato anche dal club per via di un incontro segreto con Josè Mourinho, allora tecnico del Chelsea, si trasferì senza rimorsi nell’altro top club di Londra.

NUMERO 6: Carlos Alberto Tevez (da Manchester United a Manchester City): come dimenticare “the Manchester betrayal”? Il Manchester United di Sir Alex, team che ha fatto nascere la stella a livello europeo di Tevez, tradito. E non in maniera indolore, lo stesso Tevez criticherà il leggendario manager durante le celebrazioni della vittoria della Premier League con un cartello con su scritto “R.I.P Fergie”, facilmente interpretabile.

NUMERO 5: Ronaldo Nazario De Lima (da Real Madrid a Milan): quello di Ronaldo “il Fenomeno” non fu un tradimento diretto. Come mai? Perché Ronaldo dal 1997 al 2002 fu, come tutti gli amanti del calcio sanno, la punta di diamante dell’attacco dell’Inter. Oltre al danno, la beffa: dopo un gol nel derby della Madonnina del 2008, il brasiliano mimò il gesto delle orecchie verso la Curva Nord, occupata dai supporters nerazzurri.

NUMERO 4: Zlatan Ibrahimovic (da Juventus a Inter): uno di quei tradimenti che al tifoso rimangono lì, per sempre. Zlatan divenne simbolo di “occasionalità”, perché il suo addio coincise con lo scandalo Calciopoli e approfittò della situazione per scappare all’Inter, che cavalcava sull’onda dell’entusiasmo per l’incetta di titoli vinti in solitaria.

NUMERO 3: Luis Figo (da Barcellona a Real Madrid): “spero che un tradimento così non ritorni mai più”. Sia maledetto il 24 luglio 2000, il giorno in cui il Real decise di acquistare per l’allora cifra record di 70 milioni di euro Luis Figo dal Barcellona, che aveva firmato anche un pre-contratto che prevedeva una penale di 60 miliardi di euro qualora il calciatore si fosse tirato indietro. L’apice dell’odio barcelonista contro il portoghese si ebbe in un Clasico del 2002 giocato al Bernabeu quando dagli spalti piovve di tutto: bottiglie di vetro, scarpe, altri oggetti contundenti e addirittura una testa di maiale.

NUMERO 2: Leonardo Bonucci (da Juventus a Milan): per gli juventini (come chi sta scrivendo) l’estate appena trascorsa, parlando calcisticamente, è stata un duro colpo al cuore perché la “BBC” ha perso uno dei suoi componenti fondamentali: Leonardo Bonucci. Lo stesso difensore dichiarava (almeno fino a luglio 2016) amore eterno alla causa bianconera con la celebre frase “Io via? Piuttosto legatemi ai cancelli dello Stadium, perché non me ne andrò mai”. Da questo si arriva a luglio 2017, il trasferimento di Bonucci al Milan diventa ufficiale: tutto quanto contornato dalla seguente affermazione di Leonardo:”Perché ho lasciato la Juve? Non lo so, so solo che ho avuto le palle”.

NUMERO 1: Gonzalo Higuain (da Napoli a Juventus): ed eccoci qui, la prima posizione non poteva essere che sua. Il vuoto che il trasferimento del “guaglione” di Napoli alla Juventus ha lasciato nei tifosi partenopei è incolmabile e molto difficilmente un altro attaccante puro come lui si paleserà dalle parti del San Paolo. Sorge però una questione non indifferente e non scontata: Higuain è andato via da Napoli per difficoltà di adattamento o per le continue diatribe con il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis? Alla domanda ha risposto l’attaccante nella presentazione allo Juventus Stadium: “Non avevo più un rapporto con lui. La pensiamo in modo troppo diverso e per questo sono dovuto andare via.”

In conclusione non tutti i mali vengono per nuocere, se un calciatore avverte il bisogno di cambiare aria è chiamato a farlo per il proprio benessere. Un avvertimento ai tifosi delle diverse squadre di tutto il mondo: i calciatori vanno e vengono, la fede rimane.

Benito Girardi

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