Elogio all’intelligenza del calcio: Ronaldinho

“E’ finita, ha smesso. Faremo qualcosa di grande e bello dopo la Coppa del Mondo in Russia, probabilmente ad agosto. Faremo alcuni eventi in Brasile, Europa, Asia. E sicuramente vogliamo fare una partita con una selezione del Brasile”. Chi avrà letto queste parole nella serata di ieri sera avrà provato quella sensazione di vuoto che solo il più accanito fan del gioco del calcio può provare. Ebbene sì, per molti un altro pezzo di infanzia calcistica appende gli scarpini al chiodo: dopo Totti, Pirlo, Kakà, Xabi Alonso e l’annunciato addio di Gigi Buffon, anche Ronaldinho “Gaucho” ha lasciato il calcio.

Ronaldinho è uno di quei calciatori che quasi si fa fatica a spiegarlo con dei semplici e freddi caratteri, non si può spiegare la carriera di qualcuno che già a 14 anni primeggiava nelle giovanili del Gremio sui suoi coetanei e che a 18 anni firma il suo primo contratto da professionista e che nel giro di quattro anni trascina la sua squadra verso la vittoria del Campionato Paulista e della Copa Libertadores, segnando la bellezza di 21 gol in 44 partite: mica male per un giovane emergente.

Si trasferirà in Europa molto presto, già a 21 anni al Paris Saint Germain per 6 milioni di euro circa, proprio quel club che quest’estate ha acquistato il suo connazionale Neymar per 222 milioni di euro. Questa “tappa” sarà la sua fortuna, in quanto Ronaldinho si metterà in luce a livello europeo e il suo nome inizierà a “circolare” sulle bocche dei presidenti dei top club europei come Manchester United e Barcellona, accasandosi nel 2003 proprio al Camp Nou.

Proprio in Catalogna inizierà a dipingere le sue meraviglie, ed è molto difficile raccoglierle tutte in così poche proposizioni. La prima opera ritrae Ronaldinho in un contesto particolare: a Stamford Bridge contro il Chelsea negli ottavi di Champions League. La partita era sul 3-1 e i londinesi si apprestavano al passaggio ai quarti ma i blaugrana pressano alto e mettono in difficoltà la linea difensiva del Chelsea che tuttavia sembra tenere fino a quando, attorno al quarto d’ora della ripresa Deco serve Ronaldinho che, dalla lunetta delle punizioni, si inventa un gol di punta da capogiro e fulmina Petr Cech. L’esultanza per il ragazzo di Porto Alegre è grande, immensa ma non potrà condividerla con i suoi compagni a fine partita perchè alla fine sarà il Chelsea ad avanzare nella competizione.

La seconda può essere paragonata ad un Modigliani. Era la stagione 2005-2006 e Ronaldinho decise di sfoggiare tutta la sua classe proprio nel giorno del match più importante: El Clasico, al Bernabeu per giunta. Ne salta uno, due, tre e deposita la palla in fondo al sacco già al 50′ del primo tempo e 18 minuti più tardi mostrerà un altro saggio della sua bravura con uno slalom degno di Alberto Tomba che, ovviamente, culminerà col gol così come la stagione terminerà con la meritatissima vittoria del Pallone d’Oro.

Passerà nell’estate del 2008 al Milan per 21 milioni + 4 di bonus, la cifra era però motivata dalla serie di infortuni che hanno determinato l’inattività per 6 mesi dello stesso brasiliano. Come al solito, lascia tracce anche in Italia esordendo con un assist in Milan-Bologna per Antonini e segnando il gol decisivo nella stracittadina milanese contro l’Inter e, grazie alle sue prestazioni, vincerà la Scarpa d’Oro.

La sua carriera, a 32-33 anni, è ormai una parabola discendente. Ritorna in Brasile all’Atletico Mineiro, poi si trasferisce in Messico e si mette a disposizione del Queretaro per poi ritornare nella madrepatria e vestire la maglia del Fluminense, con cui rescinderà il contratto due mesi dopo averlo firmato.

Come definire Ronaldinho se non un genio, se non come colui che ha fatto innamorare chiunque del calcio, se non come un calciatore del popolo? Lui sarà considerato per sempre “l’eterno” astro nascente del calcio brasiliano, mai nessuno possederà il suo genio, il suo estro, la sua tecnica sopraffina, la sua gamba, la sua corsa, escludendo Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Bisogna essere consapevoli che se oggi si tifa per una squadra, si seguono tutti i match disponibili, ci si lascia incantare da quel prato verde che per novanta minuti e anche oltre diventa il luogo dove si ripongono tutte le proprie speranze, lo dobbiamo al signor Ronaldo de Assis Moreira, in arte Ronaldinho.

Benito Girardi

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