Chiamatemi Kobe: omaggio al leggendario cestista dei LA Lakers.

E’ passato un anno da quando Kobe Bryant, in occasione della partita coi Golden State Warriors, ha annunciato il suo ritiro al mondo. La cerimonia, in uno Staples Center gremito in ogni ordine di posto, è stata a dir poco toccante, l’emozione tutto nel momento in cui sono state issate le maglie della sua carriera: la numero 8 e la numero 24, ritirate dai Lakers. Dopo aver giocato il suo ultimo match, siglando la bellezza di 60 punti, con gli Utah Jazz ad Aprile 2016, manda questa lettera a “The Player’s Tribune”, una delle manifestazioni d’amore più belle che uno sportivo possa dedicare allo sport che ama.

Caro basket,
dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzini di mio padre
e a lanciare immaginari tiri della vittoria nel Great Western Forum
ho saputo che una cosa era reale:

mi ero innamorato di te.

Un amore così profondo che ti ho dato tutto
dalla mia mente al mio corpo
dal mio spirito alla mia anima.

Da bambino di 6 anni
profondamente innamorato di te
non ho mai visto la fine del tunnel.
Vedevo solo me stesso
correre fuori da uno.

E quindi ho corso.
Ho corso su e giù per ogni parquet
dietro ad ogni palla persa per te.
Hai chiesto il mio impegno
ti ho dato il mio cuore
perché c’era tanto altro dietro.

Ho giocato nonostante il sudore e il dolore
non per vincere una sfida
ma perché TU mi avevi chiamato.
Ho fatto tutto per TE
perché è quello che fai
quando qualcuno ti fa sentire vivo
come tu mi hai fatto sentire.

Hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere un Laker
e per questo ti amerò per sempre.
Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.
Questa stagione è tutto quello che mi resta.
Il mio cuore può sopportare la battaglia
la mia mente può gestire la fatica
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.

E va bene.
Sono pronto a lasciarti andare.
E voglio che tu lo sappia
così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme.
I momenti buoni e quelli meno buoni.

Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…

Ti amerò per sempre,
Kobe

Ma chi è Kobe Bryant? Scopriamolo insieme!

Kobe nasce il 23 agosto 1978 a Filadelfia, figlio di Joe Bryant che ai tempi giocava a basket in Italia (ecco perché Bryant parla perfettamente italiano). Il figlio segue le sue orme e si trasferisce prima a Rieti, a Reggio Calabria, a Pistoia e a Reggio Emilia. Torna successivamente in America dove si mette in luce con la Lower Merion High School, con cui vince il titolo nazionale: viene dichiarato così eleggibile per il Draft NBA: se lo aggiudicano gli Charlotte Hornets che però non hanno fiducia in lui e lo scambiano con i Los Angeles Lakers in cambio del centrale Divac. Kobe Bryant, da panchinaro, realizza più punti dei titolari (circa 7 a testa) e sfrutta il momento d’oro vincendo anche l’All Star Game, la sfida delle schiacciate. La stagione successiva non solo si ripeterà ma farà anche meglio, raddoppiando il suo score ed entrando definitivamente nel quintetto dell’All Star Game e dei Lakers: sarà il più giovane titolare dell’All Star e secondo miglior sesto uomo dell’anno. Conosce un periodo roseo con Phil Jackson, allenatore dei Lakers, che li porta a vincere tre titoli NBA di fila (2000/2001/2002): se Bryant e il campo è un rapporto che va a gonfie vele, non si può dire lo stesso al di fuori in quanto il 4 luglio del 2003 viene accusato di violenza sessuale da una cameriera di un hotel del Colorado. Kobe ne uscirà indenne, perché successivamente sia lui che la ragazza dichiareranno che il rapporto era consenziente anche se i legali della ragazza proseguiranno con una causa civile. Le conseguenze saranno devastanti: Nutella e Adidas, sponsor storici, lo lasciano ma in breve tempo trova una ricca sponsorizzazione con la Nike; alla questione sponsor si accompagnano anche i rapporti non proprio felici con il compagno Shaquille O’Neal e all’abbandono dei Lakers per diventare free agent salvo ricredersi e firmare di nuovo con la principale squadra di Los Angeles. Bryant, con il ritorno di Jackson, continua ad entusiasmare, episodio simbolo il 22 gennaio 2006, con gli 81 punti ai Toronto Raptors. Il 5 dicembre 2012 diverrà anche il più giovane di sempre a raggiungere i 30000 punti in NBA, si infortunerà gravemente circa 4/5 mesi dopo al tendine d’Achille, ritornerà infatti dopo tre anni. Si riscatterà appieno, superando Micheal Jordan nella classifica dei realizzatori all-time arrivando in terza posizione: concluderà la sua carriera con i già citati sessanta punti contro gli Utah Jazz.

 

“Ho lasciato la NBA in buone mani, ma se dovessi scegliere il giocatore più forte del pianeta, direi Kobe Bryant, senza alcuna esitazione.”

Micheal Jordan

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